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"La coccinella magica"

Ideata dai bambini Alice, Elisa, Enrico, Giovanni, Laura durante l'incontro presso la Biblioteca Circoscrizionale “Jolanda Turchet”di Pordenone.

In una piccola città, viveva, assieme ai suoi genitori, un bambino di nome Giacometto. Era un bel bambino, intelligente e di cuore generoso. Poteva essere contento della sua vita, invece era un bambino triste. Era infatti troppo cicciotello, perché mangiava molti dolcetti e oltretutto a scuola non andava molto bene. I suoi compagni lo prendevano in giro per il suo aspetto e gli giravano attorno ridacchiando e dicendogli:

“Ciccio bomba, ciccio bomba, ti han gonfiato con la pompa!”.

Giacometto non rispondeva, ma era diventato molto timido e usciva poco di casa.

C'era solo una bambina, più piccola di lui, che gli voleva bene e non lo prendeva in giro. Si chiamava Erica e ogni tanto giocavano insieme.

Vicino alla casa di Giacometto c'era una piccola falegnameria e a lui piaceva molto sbirciare da una finestra e osservare i movimenti di un mezzo di trasporto (era un muletto), che spostava di qua e di là assi di legno.

Un giorno, e quello fu proprio un bel giorno per Giacometto, il bambino fece uno strano incontro. Era alla falegnameria e, sopra un tronco di legno appoggiato per terra, vide un piccolo insetto: era una coccinella. Giacometto le si avvicinò e le disse, carezzandola con la punta del dito:

“Come sei carina!”.

La coccinella aprì le ali e si alzò in volo posandosi proprio sulla spalla di Giacometto e poi gli parlò:

“Caro bimbo, poiché sei stato gentile con me, ti voglio fare un dono. Il mio nome è Luca e regalo fortuna. Sono una coccinella speciale, perché posso, se voglio, portare anche la sfortuna. Fammi ascoltare il tuo cuore e capirò ciò di cui hai bisogno”.

Giacometto rimase senza parole, era meravigliato ed emozionato. Dopo pochi attimi la coccinella volò via e il bambino corse dalla sua amica Erica e le raccontò di quello strano incontro.

“Vedrai che la coccinella saprà cosa fare per aiutarti!” disse la bambina.

Luca, la coccinella, intanto era volata nelle case dei compagni di Giacometto, quelli che lo prendevano in giro. Si posò sulla testa di Ilaria, sulla spalla di Marco, sulla mano di Gianluca e sul naso di Alfonso e a tutti portò la sfortuna.

Cosa aveva fatto la coccinella? Si era posata al contrario, con le zampette per aria e aveva fatto una magia: ogni bambino e bambina si era visto improvvisamente grasso e ridicolo! Ilaria, Marco, Gianluca e Alfonso si sentirono molto infelici e tristi per il loro aspetto, erano diventati come Giacometto! Poi, pian piano, cominciarono a capire quanto avevano fatto soffrire il loro compagno e si vergognarono del loro comportamento. Andarono da Giacometto, gli chiesero scusa e gli promisero che mai più lo avrebbero preso in giro.

Poi, per festeggiare la loro amicizia, tutti insieme andarono al Luna Park e al Circo.

E da quel giorno diventarono grandi amici.

 

Dedicata ai genitori per i loro figli.

"I folletti golosi"

(fiaba celtica)

Vicino ad un antico castello, in Scozia, abitava una colonia di folletti. Quegli esserini esili e misteriosi vivevano in un paese incantato, sull'altipiano, sotto le colline ricoperte di erica rosa e bianca.

Chi ha visto questo paese dice meraviglie del mondo dei folletti: ori, argenti, pietre preziose, giardini stupendi, fontane fantastiche. I folletti si aggiravano sempre nei dintorni del castello, ma non era certo per curiosità o invidia: era per golosità!

Il castellano infatti era un buongustaio e gli piaceva molto mangiare bene. Essendo un signore molto ricco, poteva permettersi la migliore cuoca di tutta la Scozia. Era una donna rotondetta, di nome Dolly. Quando toglieva dal forno il suo pane e i suoi dolci, soprattutto le focaccine d'avena, un profumo irresistibile si diffondeva intorno al castello e faceva accorrere i folletti a frotte.

I folletti cercarono di imitare Dolly, ma per quanto provassero e si affaccendassero lavorando in cucina da mattina a sera e provando tutte le ricette possibili, non riuscivano ad ottenere nulla che somigliasse ai dolci della cuoca del castello. Decisero allora di rapire Dolly e portarla nel loro regno. Avrebbero così avuto focaccine a sazietà.

Mandarono una spia al castello per scoprire quando attuare il rapimento, poi elaborarono il loro piano.

Un giorno Dolly era andata a trovare alcuni suoi parenti e stava tornando da sola al castello. Cominciava ormai a fare buio e le ombre del bosco si stavano addensando.

I folletti erano ai loro posti, appiattiti dietro ai sassi, sui rami degli alberi, in mezzo all'erba, tutti pronti a spargere la loro polvere magica.

Quando Dolly arrivò nel bosco, i folletti fecero la loro parte e lei si trovò avvolta da una nuvola di polvere magica che la immerse in un sonno profondo e la trasportò nel paese dei folletti.

La cuoca si svegliò in una stanza meravigliosa, di quelle che si vedono solo nei sogni. Le pareti erano di un bel colore verde come l'erba e brillavano. Il soffitto era celeste come il cielo più luminoso. Il tavolo, le sedie, e tutti i mobili della stanza erano piccoli ed erano adornati da pietre preziose. E, come nei sogni, lei si vide circondata da una moltitudine di ometti piccolissimi, tutti vestiti di verde. Alcuni avevano in testa berretti rossi a punta.

Dolly, sbalordita, si rese conto di esser stata rapita dai folletti, ma decise di non perdersi d'animo, ascoltare le loro richieste e tentare di imbrogliarli e tornare così al castello.

Il re dei folletti, per cominciare, voleva una torta a 14 strati, 7 di crema e 7 di panna. La cuoca acconsentì ma cominciò subito a lamentarsi dell'attrezzatura da cucina che le veniva messa a disposizione.

“Come faccio a mescolare la mia crema con questi cucchiai? Sono troppo piccoli, e poi sono di metallo e osso. A me serve un grande cucchiaio di legno di pesco. E' quello il segreto per ottenere una crema profumata! E poi, queste scodelle.... Non ci sta nulla, sono troppo piccole. E il fuocoÉ. Che cosa si può cucinare con questa fiammella? Sembra una candelina che stia per spegnersi!”.

Il re, che sognava quella torta strepitosa da gran tempo, mandò subito una squadra di folletti al castello per prendere gli utensili che la cuoca reclamava. Si introdussero in cucina e incominciarono le loro ricerche.

Davanti agli occhi meravigliati e increduli degli aiutanti di Dolly, le scodelle cominciarono a muoversi, gli sportelli delle credenze ad aprirsi, le stoviglie a gettarsi giù dal tavolo e uscire dalla cucina. I folletti però non ce la facevano a trasportare da soli tutti quegli oggetti pesanti e ingombranti, così dovettero chiamare in aiuto alcuni uccelli.

Dolly ci mise un bel po' prima di dichiararsi soddisfatta. Volle pentole, pentoloni, padelle e padelline, fruste, caraffe, il suo libro da cucina, spatole e setacci, dosatori e bilance. I folletti andavano e venivano in continuazione, sempre con nuovi ordini, e creavano sempre più confusione e disordine nelle cucine del castello.

Finalmente Dolly si mise al lavoro, ma, come tutti i grandi cuochi, aveva bisogno di molti aiutanti. I folletti dovettero incominciare ad impastare, battere la panna con la frusta, girare la crema sul fuoco. Erano costretti ad usare attrezzi molto più grandi di loro e gli incidenti si succedevano agli incidenti. Ci fu chi restò quasi soffocato sotto la farina che stava setacciando, chi finì nel tegame dove cuoceva la crema, chi inciampò nelle spatole, che quasi affogò nella panna che, nonostante tutti i loro sforzi, non si decideva a montare.

“Bene, bene, eccoli sistemati!” pensò Dolly. “Credo si siano già pentiti di avermi portata nel loro regno.”

Finalmente la torta fu messa nel forno, ed erano proprio 14 strati, neppure uno di meno. I folletti si precipitarono a riposare. Erano stanchi morti!

 

“Che cosa fate, pigroni?” urlò la cuoca. “Vi pare il modo di lasciare la cucina? Bisogna lavare, asciugare, riporre le stoviglie; pulire i fornelli e i tavoli; lavare a fondo il pavimento!”.

I folletti, rassegnati, ubbidirono, ma il profumo del dolce che cuoceva nel forno pareva loro meno delizioso del solito. Quando la torta fu portata in tavola, nella sala dei banchetti, Dolly decise di dare ai golosoni il colpo di grazia:

“Prima di iniziare a mangiare sarebbe bene che ci mettessimo già d'accordo per il dolce di domani. Avrò bisogno di nuovi utensili, molti ingredienti freschi, aiutanti numerosiÉ..”.

A quella prospettiva i folletti si sentirono lo stomaco stretto come da una morsa. Non sarebbero riusciti ad inghiottire neppure un boccone del dolce più strepitoso, al pensiero di trascorrere un'altra giornata come quella appena passata!

Il re dei folletti chiamò allora un grande falco e lo incaricò di riportare Dolly nel bosco, dove era stata rapita.

“Speravamo” disse il re dei folletti “di avere da te dolci prelibati, invece abbiamo ottenuto solo fatica, confusione e disordine.”

Dolly, che era di buon cuore e generosa, provò dispiacere davanti a quegli esserini tanto stanchi e delusi. Promise perciò che tutte le volte che avesse preparato un dolce ne avrebbe fatto uno anche per loro.

“Se manterrai la tua promessa” le rispose il re dei folletti, che sentiva rinascere la speranza di avere dolci squisiti senza tutta quella fatica “noi in cambio ti faremo un dono.”

Dolly venne portata dal grande falco al sentiero del bosco e rientrò al castello.

Il giorno dopo si mise subito al lavoro e preparò per i folletti delle focaccine d'avena, il loro cibo preferito. Andò a posarle vicino ad un cespuglio di rose rosse, nel giardino del castello. Quando si rialzò vide in ogni bocciolo di rosa una piccola moneta d'oro.

Da quel giorno, ogni mattina Dolly e i folletti si scambiarono i loro doni, ma il regalo più bello fu quando, diventata ormai troppo vecchia per continuare a cucinare, la cuoca svelò ai suoi piccoli amici la ricetta segreta delle sue focaccine, così i folletti si cucinarono da soli i loro dolcetti preferiti per tutti i giorni della loro vita.